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Prosecco e Franciacorta: quali sono le differenze principali

Prosecco e Franciacorta sono da sempre sinonimo di bollicine, convivialità e brindisi. Vere eccellenze italiane, non mancano mai in occasioni speciali e festività. Tuttavia presentano delle differenze e delle caratteristiche peculiari che vale la pena esplorare.

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Prosecco e spumante Franciacorta: cosa sono e qualche numero

Prima di approfondire le personalità di questi vini, definiamo cosa sono Prosecco e Franciacorta. Quando parliamo di Prosecco, intendiamo uno spumante italiano fruttato, fragrante e fresco; un Franciacorta è invece una bollicina italiana con metodo classico, strutturata e dotata di importanti note di panificazione, pasticceria e frutta secca.

E ora qualche numero: il Prosecco ha un’area di produzione molto vasta con 4 province in Friuli Venezia Giulia e 5 in Veneto, con 35000 ettari vitati e 500 milioni di bottiglie prodotte di cui il 75% vendute all’estero. Il Franciacorta ha un’unica provincia di produzione, l’omonimo territorio della Franciacorta (situato tra Bergamo e Brescia) con 19 comuni, 3000 ettari vitati e più di 17 milioni di bottiglie vendute di cui il 10% destinato al mercato internazionale.

 

Le uve usate per Prosecco e Franciacorta

Una delle maggiori differenze tra Prosecco e Franciacorta sono le uve. Il vitigno base per la produzione del Prosecco è il Glera all’85%; il rimanente 15% possono essere Pinot Bianco, Chardonnay e Pinot Nero. Le rese massime delle uve per ettaro vanno da 120 a 180 quintali, con densità minime di 2500 piante per ettaro.

Il disciplinare della produzione di Franciacorta DOCG prevede che si possano usare solo uve Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero con una novità recentissima: da pochi anni viene adottato anche il vitigno autoctono bresciano (Erbamat) fino a una percentuale massimo del 10%. La resa massima delle uve per ettaro è di 120 quintali con una resa in vinificazione di 65 ettolitri per ettaro e una densità minima dei vigneti di 4500 piante per ettaro.

 

Prosecco e Franciacorta: differenze di vinificazione

La differenza principale che contraddistingue Prosecco e Franciacorta è la presa di spuma, ovvero quel processo attraverso cui un vino fermo diventa spumante.

Per la presa di spuma del Prosecco si utilizza il metodo Martinotti/Charmat durante il quale il vino, insieme a lieviti e zucchero, è posto in contenitori (autoclavi) che trattengono la pressione e che, a temperatura controllata, rendono possibile la trasformazione in spumante. Successivamente a questa fase, avviene la maturazione sulle fecce dei lieviti (sedimenti e residui di lieviti) per qualche mese, fino alla successiva filtrazione e imbottigliamento isobarico.

Il processo del Franciacorta DOCG è più complesso: le basi ottenute dalle singole vendemmie subiscono processi di maturazione mediamente lunghi in recipienti d’acciaio e in piccole botti di rovere. Le cuvée nate dall’assemblaggio di vari vini sono aggiunte a zuccheri e lieviti e imbottigliate negli stessi formati con cui, alla fine del processo produttivo, arrivano sulla tavola dei consumatori. Dopo pochi giorni di adattamento inizia la rifermentazione in bottiglia, dai 40 ai 60 giorni, a temperature basse: è in questa fase che si sprigiona l’anidride carbonica e che si genera una presa di spuma con bollicine molto fini.

Il periodo di maturazione del Franciacorta va da un minimo di 18 mesi a oltre 60 mesi per le riserve: in questa fase i lieviti liberano una quantità importante di molecole che interagiscono con il vino portandolo a un’interessante evoluzione che influenzerà il bouquet finale del vino.

 

Le differenze organolettiche tra Prosecco e Franciacorta al naso, bocca e vista

Dal punto di vista organolettico e gustativo, si colgono tante differenze tra Prosecco e Franciacorta. Il Prosecco è uno spumante fresco, fruttato e aromatico, non eccessivamente strutturato, con bollicine più importanti alla vista ed evanescenti. Il Prosecco si distingue per il suo tipico colore bianco carta, poco intenso.

Il Franciacorta presenta profumi più complessi che spaziano dal fruttato al floreale, con note importanti di pane e pasticceria e, in base alla maturazione sui lieviti, accenni minerali. In bocca risulta pieno, con una buona acidità e sapidità; i colori vanno dal giallo paglierino all’oro antico, con gialli più carichi. Le bollicine sono molto fini con un perlage più prolungato.

 

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